La soluzione

Produci, consuma, crepa…che lo si neghi o no, questo è il paradigma della modernità e per quanto schifoso o ingiusto possa sembrarci, cambiarlo, vuol dire cambiare noi stessi, il nostro modo di vivere e di vedere il mondo. Non prendiamoci per il culo, non si può fare.

Produci…consuma…crepa… Poi ci sono le vie di mezzo. Vediamo di giungere alla soluzione.

Produci, consuma, crepa…che lo si neghi o no, questo è il paradigma della modernità e per quanto schifoso o ingiusto possa sembrarci, cambiarlo, vuol dire cambiare noi stessi, il nostro modo di vivere e di vedere il mondo. Non prendiamoci per il culo, non si può fare, in gioco ci sono forze e interessi troppo più grandi di noi, e non saranno un miliardo di persone affamate a fare pietà a chi la pietà non sa cos’è.

Parlerò con franchezza, non avrei voluto scrivere questo articolo, perché per parlare di un tema come questo, bisogna necessariamente parlare di economia, e per parlare di economia, bisogna capirci qualcosa. Ammettiamo pure che io sappia quello di cui sto parlando, sistemi produttivi, globalizzazione, diritti umani, e chi più ne ha più ne metta, di sicuro non ci si sta incamminando su un percorso facile, ma a quanto pare FailCaffè di cose facili non ne vuole sapere, ci poniamo obbiettivi di basso livello, tipo risolvere le contraddizioni del capitalismo.

6953210-illustrazione-di-una-mappa-del-mondo-grunge-splatter-con-gunshot-ferite-globalizzazione-aziendali-o-Dico risolvere perché nell’ultimo periodo Aldo Palmisano è stato così gentile da trattare per 4 volte questo tema, in una rubrica di approfondimento che ha avuto l’ardire di chiamare “il Male”. Ha posto sul piatto problemi seri, di quelli ai quali non si vede una soluzione, ma se vale la pena affrontare il tutto nella sua complessità, è proprio della soluzione che ci si deve interessare.

Non ripeterò quanto scritto dai miei colleghi in precedenza, vi consiglio di leggerlo, stare a rivangare contraddizioni che spero siano sotto gli occhi di tutti, ha la sola funzione di rendermi più triste.

La tristezza fa bene!

È il primo motore dell’indignazione, ma provare tristezza senza guardare oltre è una masturbazione mentale fine a se stessa, serve a farci sentire meno cattivi, in un mondo dove volenti o nolenti i cattivi siamo noi, la civiltà occidentale della quale facciamo parte, che per secoli si è arricchita alle spalle del resto del mondo, e si è arricchita talmente tanto che ora non vuole pagare il conto. Un conto che non voglio pagare nemmeno io, con tutta la tristezza e l’indignazione che ho in corpo, non mi sento colpevole, anche se so di esserlo.

Può sembrare un controsenso, forse lo è, ma non ho deciso io di far girare il mondo così, io lo avrei fatto diverso, io adesso farei così.

Rivoluzione…che bella parola, e pensare che un tempo quando la pronunciavo, pensavo alla lotta armata e a sovvertire lo stato, ma la rivoluzione a cui inneggio adesso è un po diversa, e forse più pericolosa ancora.

È una rivoluzione di pensiero, scacciamo dalla nostra mente il controllo al quale siamo ormai abituati, programmi televisivi di scarso spessore che ci invitano a non pensare, telegiornali finti con notizie fasulle, perché ci convincano che va tutto bene, non va bene un cazzo, credetemi, non sono il solo a dirlo, ogni tanto capita di sentire queste parole anche su canali di distribuzione nazionale, e solitamente chi le dice sparisce, un buon motivo per dargli fiducia credo.

la_globalizzazione_ai_tempi_del_web_7928Viviamo in un mondo globalizzato, eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza, modificano le nostre sfere di vita, questo non si può cambiare, ma vi avevo detto che avrei cercato la soluzione, e che avrei parlato di economia, facciamolo.

La globalizzazione ha modificato soprattutto il modo di produrre e consumare (di crepare, si crepava pure prima), ma mentre nella prospettiva del consumo è facile vedere i vantaggi di un mercato più ampio dove è maggiore la scelta, per ciò che riguarda la produzione, gli svantaggi, per quanto meno evidenti, sono nettamente più catastrofici.

La piccola impresa che produce scarpe, ora è costretta a competere sulla grande distribuzione con colossi del calibro di Nike, Hogan, o non so che, capirete anche senza essere degli economisti che è come sfidare le bombe atomiche tirando sassi.

Non si può fare, il sasso già perde contro la carta, figuratevi che fine fa contro un’ atomica, esattamente la fine della piccola impresa di scarpe, sparisce, disintegrata dal colosso, che ha mezzi di produzione migliori, e abbassa i prezzi.

Questo è il mercato, il nuovo re, ma non facciamo l’errore di pensare che sia un re come quelli che abbiamo conosciuto nei secoli che sono venuti, a questo re, la testa non la possiamo tagliare, non resta che fargli aprire gli occhi.

Correttivi al sistema li chiamano, consorzi, energie pulite, economia sostenibile, tutte parole che si sentono tanto e si vedono poco, perché?

Dal vangelo secondo Adam Smith: se le piccole aziende si unissero sul mercato per comprare le materie prime, riuscirebbero ad abbassare i costi, costi più bassi vuol dire più profitto, non ci vuole un genio, eppure la classe imprenditoriale è miope., preferisce uccidere il concorrente, che coalizzarsi con lui, per combattere il nemico più grande, e lentamente il colosso gli schiaccia tutti.

energia_eolica_7Stesso discorso vale per le energie rinnovabili, forse non basteranno a soddisfare il fabbisogno nazionale, ma tutto quello che riuscirebbero a produrre lo potremmo detrarre dalle importazioni, un altro costo in meno da scrollare dalle spalle di tutti, perché se comprassimo meno energie, la bolletta sarebbe più leggera.

Di esempi come questi ce ne sono a centinaia, basti pensare ai nuovi modi di costruire, che riducono drasticamente i consumi di riscaldamento, e le emissioni di metano, si risparmiano soldi, e si inquina di meno.

Vogliamo fare i materialisti, facciamoli, il protocollo di Kyoto prevede una soglia di inquinamento base per ogni paese, modulata secondo la grandezza e lo sviluppo, ma se il paese riesce ad inquinare di meno, può vendere addirittura l’inquinamento che non ha prodotto a paesi tecnologicamente più arretrati, che devono inquinare di più… vendere l’inquinamento mi suona un po strano, ma ci servono soldi infondo!

Per concludere: ho detto che mi sarei soffermato sulla soluzione, e l’ho fatto, giungendo alla conclusione che una soluzione vera e propria non c’è, ma questo non vuol dire che non ci sarà mai, la storia deve fare il suo corso, e lo farà, con il tempo impareremo ad essere migliori, ci credo fermamente.

Intanto dobbiamo imboccare la strada giusta, preparare il pianeta ad un inversione di rotta, la soluzione non la troveremo noi, ma non vuol dire che dobbiamo smettere di cercarla, poi … ai posteri l’ardua sentenza.

3 thoughts on “La soluzione

  1. Tanto lo sai chi sono

    Bell’articolo
    Orwel in tempi non sospetti diceva che dire la verità nell’epoca dell’inganno universale è un atto rivoluzionario
    Quindi,anche se sono un tifoso delle barricate in piazza,sono contento che qualcuno dica la verità e non le solite menate mediatiche del tutto va bene

    A parer mio comunque,il marcio è talmente radicato che l’unico modo per trovare una soluzione e togliere il problema
    Da un sistema capitalista,ormai morto,si è passati ad uno ultracapitalista (definizione cara agli economi & co)
    E il nuovo modello non sta facendo altro che affossarci sempre di più nella merda più totale
    La soluzione,quindi,non va cercata nei metodi per arginare o sopravvivere a quest’economia
    Ma nel crearne una nuova,che abbia come obiettivo l’arrichimento degli stati e dei loro popoli e non quello dei soliti noti
    I quali,infiltrati in ogni tipo di potere,hanno fatto si che le attuali generazioni siano un ammasso di idioti senza spina dorsale rimbambiti dai prodotti del compra,consuma,crepa
    Un circolo vizioso in cui c’è poco da stare allegri insomma

    Leggeró questo blog più frequentemente
    Avanti così

  2. lo sai chi sono è un concetto relativo, di persone a cui piacciono le barricate in piazza ne conosco parecchie, ahimè non so quante citino Orwel, ma penso un buon numero, quindi no, non ho idea di chi tu sia…
    Comunque, il problema del cambiare sistema me lo sono posto, l’alternativa al capitalismo, il nuovo modello produttivo, sono forse 5 anni che me lo pongo, ma non ne vengo a capo.
    Non ne vengo a capo io, non ne viene a capo il mio coinquilino, non ne viene a capo il governo, gli economisti (ammesso che gli ultimi due soggetti ne vogliano venire a capo), insomma, cambiare sistema produttivo è un bel problema, se ne hai uno che funziona ti prego di farmelo sapere, mi aiuteresti a dormire meglio la notte….

  3. “Di esempi come questi ce ne sono a centinaia”
    Non penso che si possa liquidare così un problema complesso come questo!
    Le soluzioni che hai paventato le condivido, ne abbiamo discusso insieme (penso che la il confronto sia stato anche piuttosto fecondo), ma se davvero ti vengono in mente altre centinaia di correzioni, scrivile, non sono così scontate!

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